Paolo Conte. Gelato al limon

A cura di Ernesto Gentili
198 pagine – ISBN 978-88-8074-147-3 – € 14.00

«Per fortuna ho smesso da tempo di fumare. Lo faccio solo di nascosto. Anzi, diciamo proprio che ho smesso di fumare, se no mia moglie si arrabbia. Dunque: niente sigarette e niente cioccolata.»[2005]
«Mi piace quando una buona canzone si fa un po’ desiderare, è come una bella donna – la musica è femmina.»[2005]
«Quando nasce una canzone, specie se riuscita, ti inebria, sono momenti meravigliosi, che durano magari alcuni giorni. In quel momento sei vergine, ti stupisci di quello che sei riuscito a scrivere, e vivi di questo stupore. È il momento più alto. Poi cantandole per anni il profumo svanisce, ma ogni tanto ritorna.»[2005]
«Il rapporto col pubblico non è facile da decifrare, perché in scena guardi l’oscurità, hai le luci in faccia, non vedi nessuno, devi captare nell’aria le sensazioni che ti dà la platea, la qualità dei silenzi, la reattività degli applausi…»[2005]
«Sono un vecchio orso, non mi piace la compagnia e nemmeno la vita mondana. C’è chi ama la gente e chi no, è un fatto caratteriale.»[2009]
«Ho deciso di farmi crescere i baffi quando avevo trent’anni. Volevo camuffare un po’ la mia faccia – non mi sono mai piaciuto tantissimo… Diversi mi dicevano: perché non li tagli? Amici, anzi più amiche che amici. Immagino che sia un discorso più tra donne che tra uomini – l’estetica era più un discorso da donne. E sì che allora avevo i baffi scuri, belli…»[2019]