Tre, due, uno… Zero

Renato Zero si racconta
152 pagine – ISBN 978-88-8074-140-4 – € 12.00

«Mi sono scelto il nome Zero per ripicca verso il mondo. Zero perché questo numero non è un bel niente ma è alla base di tutto, non esiste ma senza di lui non puoi fare i calcoli… Non ha inizio e non ha fine, come la luna, il sole, l’embrione e l’infinito. Zero come sfida, come simbolo, come entità ricorrente…» [1980]
«Il fatto di mettere insieme la tradizione e la trasgressione mi ha salvato la vita. Se non avessi avuto il beauty case oggi sarei uno psicopatico. Mi hanno apostrofato con cose irripetibili nella mia vita, ma è come se avessi dato tutti gli esami all’università.» [1994]
«Mi sono tolto i lustrini perché arrivi a un punto in cui ti senti un replicante. A me uno come Mike Jagger, che si comporta ancora come vent’anni fa, ispira ammirazione per la pura resistenza fisica; ma mi rattrista questa ostentazione a oltranza di un clamore che oggi non interessa più a nessuno.» [2001]
«Credo di avere fatto abbastanza [per la causa delle persone gay], esponendomi in prima persona per cambiare certi aspetti della mentalità italiana. E quanti cazzotti, ho preso, all’inizio! Alla fine degli anni Sessanta, uno come me non s’era mai visto… Ce l’ho messa tutta perché volevo che il mio successo zittisse per sempre quei coglioni che andavano da mio padre a rinfacciargli il figlio deviato.» [2009]
«In passato non ho mai voluto mischiare musica e politica perché ho sempre creduto che la forza della musica stia nella sua indipendenza e non nell’adesione a tessere di partito…» [2017]