«Ho avuto una infanzia e una adolescenza del tutto serene e normali… Ero un ragazzo sognatore e un po’ mitomane, il fatto di avere genitori affettuosi e permissivi, di non avere nessun problema né in famiglia né a scuola, mi faceva sentire anche troppo normale. Avevo già in mente di fare l’attore, anche se in maniera confusa, e il mio modello era James Dean, al quale tra l’altro dicevano che assomigliavo parecchio. Solo che io non avevo una famiglia disastrata come quella di Dean, non ero un ragazzo nevrotico e complicato come era stato lui. Così, intorno ai 15 anni, ho cominciato a galoppare con la fantasia, e per inventarmi un personaggio, per essere all’altezza delle mie aspirazioni, ho incominciato a raccontare agli amici che ero un trovatello, che i miei genitori adottivi mi picchiavano. E ho continuato a romanzare la mia banalissima realtà, finché a un certo punto, come era inevitabile, è arrivata la resa dei conti. Mio padre voleva chiudermi in un collegio, mia madre invece propendeva per un buon psicanalista. Alla fine l’ha spuntata lei, così per circa un anno sono andato a sdraiarmi sul divanetto di uno strizzacervelli. Ricordo che mi piaceva tremendamente, mi esaltava, perché in un certo senso appagava la mia smania di egocentrismo e diversità… Alla fine quello psicanalista concluse che ero così bravo a inventare storie e a raccontarle che nella vita avrei potuto fare con successo il venditore di automobili usate, l’uomo politico, oppure l’attore».
In libreria: distribuzione CDA-Consorzio Distributori Associati (Bologna).
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